Donne e musica

L’evoluzione del jazz femminile: pioniere e innovatrici

La storia del jazz è spesso narrata al maschile, ma le donne hanno avuto un ruolo fondamentale fin dalle sue origini, contribuendo in modo significativo all’evoluzione di questa forma d’arte. Questo articolo esplora il percorso del jazz femminile, illuminando le figure di pioniere e innovatrici che hanno plasmato il genere e che continuano a ispirare le generazioni future.

Le radici del jazz femminile: tra blues ed emancipazione

Gli anni ’20 del Novecento videro l’emergere del jazz come forza dirompente, un’espressione musicale che offrì alle donne una piattaforma per affermare la propria identità in un’epoca di profonde trasformazioni sociali. Le cosiddette “Jazz Babies”, giovani donne che abbracciavano la cultura jazz frequentando jazz club e speakeasies (locali che vendevano illegalmente alcolici durante il proibizionismo), incarnavano questa rivoluzione culturale. Queste donne sfidavano le norme sociali dell’epoca attraverso il linguaggio, l’abbigliamento e il comportamento, utilizzando la musica jazz come veicolo di una nuova forma di emancipazione. Questo fenomeno è ben descritto nell’articolo jazzlib.

Bessie Smith e le imperatrici del blues

Bessie Smith, soprannominata “Imperatrice del Blues”, non fu solo una cantante straordinaria, ma anche un’abile imprenditrice, dimostrando il potenziale economico e l’autonomia delle artiste in un’industria musicale emergente. La sua influenza, insieme a quella di altre figure chiave come Ma Rainey e Mamie Smith, aprì la strada a numerose cantanti, come testimonia la rassegna “Inspirational Women“, un tributo alle donne protagoniste del jazz.

Strumentiste, compositrici e arrangiatrici: oltre il ruolo di cantante

Il contributo femminile al jazz non si limitò al canto. Molte donne furono anche straordinarie strumentiste, compositrici e arrangiatrici, ruoli spesso oscurati dalla narrazione dominante. Lil’ Hardin, pianista e compositrice, fu una figura centrale nei primi anni del jazz di Chicago, una collaboratrice fondamentale di Louis Armstrong e una delle prime donne a emergere come leader in un gruppo jazz.

Mary Lou Williams: un talento che attraversa le epoche

Mary Lou Williams, pianista, compositrice e arrangiatrice, ebbe una carriera straordinariamente longeva, che attraversò diverse epoche del jazz, dal boogie-woogie al bebop. La sua versatilità e il suo talento innovativo la consacrarono come una delle figure più influenti nella storia del jazz, come confermato da varie fonti, tra cui il Kennedy Center.

Le orchestre femminili e la sfida ai pregiudizi

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le orchestre jazz composte interamente da donne, come le International Sweethearts of Rhythm, acquisirono grande popolarità, riempiendo il vuoto lasciato dai musicisti uomini impegnati al fronte. Queste band, come ben documentato nel film “The Girls in the Band“, dimostrarono l’eccellenza musicale delle donne e sfidarono apertamente i pregiudizi dell’epoca. Nonostante il loro successo, molte di queste musiciste non ricevettero il giusto riconoscimento, come sottolinea un articolo del New York Times.

Il bebop e l’affermazione delle innovatrici

Gli anni ’40 e ’50, con l’esplosione del bebop, videro l’affermazione di nuove generazioni di musiciste jazz. Pianiste come Barbara Carroll e Hazel Scott si distinsero per il loro virtuosismo e la loro capacità di interpretare le complessità armoniche e ritmiche del bebop. Betty Carter, con il suo stile vocale unico e non convenzionale, contribuì a spingere il bebop verso nuove frontiere espressive. Queste artiste, come evidenziato in un articolo di Scenari, dimostrarono che il talento femminile non conosceva limiti, contribuendo in modo significativo all’evoluzione del jazz.

Le sfide persistenti e la lotta per il riconoscimento

Nonostante i progressi compiuti, le donne nel jazz hanno continuato e continuano a confrontarsi con numerose barriere. La ricerca evidenzia come le musiciste jazz siano ancora sottorappresentate nei festival, nelle classifiche e nelle programmazioni radiofoniche. Inoltre, molte artiste si trovano ad affrontare un ambiente professionale ancora permeato da pregiudizi e discriminazioni, come riportato in un articolo di The Conversation. Le collaborazioni musicali mostrano come gli uomini tendano a suonare con altri uomini e le donne, pur esistendo iniziative e band femminili, dipendano spesso dagli uomini per la loro carriera. La situazione è in miglioramento, soprattutto grazie all’espansione dell’insegnamento del jazz nelle università, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Valorizzare il contributo femminile

Fortunatamente, si stanno moltiplicando le iniziative volte a valorizzare il contributo femminile alla storia e all’evoluzione del jazz. Programmi come “She Said/She Says“, del Kennedy Center, celebrano i successi e la musica delle donne nel jazz, dagli albori del XX secolo fino ai giorni nostri, attraverso musica, narrazione e filmati. Anche “Invisible Lady“, presentato al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, illumina le figure femminili che hanno plasmato il jazz, mettendo in luce come le donne non siano state solamente cantanti. Il Jewish Women’s Archive offre una preziosa risorsa online, documentando il contributo delle donne ebree nel jazz.

Il presente e il futuro del jazz al femminile

Il jazz femminile contemporaneo è un panorama vibrante e in continua evoluzione. Artiste come Esperanza Spalding, bassista, cantante e compositrice vincitrice di numerosi Grammy, e Cécile McLorin Salvant, vocalist straordinaria che reinterpreta il repertorio jazzistico con originalità e profondità, rappresentano solo due esempi di come le donne stiano continuando a innovare e a ridefinire il genere. Altre figure di spicco includono Terri Lyne Carrington, batterista, compositrice e fondatrice dell’Institute of Jazz and Gender Justice al Berklee College of Music; Anat Cohen, clarinettista e sassofonista israeliana che esplora una vasta gamma di stili jazzistici; e Jane Ira Bloom, pioniera del sassofono soprano e della composizione. Queste artiste, insieme a molte altre, portano avanti l’eredità delle pioniere, creando una musica potente e ispiratrice, e dimostrando un impegno concreto per l’uguaglianza di genere nel jazz.

Verso un futuro di parità nel jazz

La storia del jazz femminile è una narrazione di resilienza, talento e innovazione. Le pioniere hanno aperto la strada a generazioni di musiciste, superando ostacoli e pregiudizi. La loro eredità è un invito a celebrare la diversità e l’inclusione nel jazz, riconoscendo il contributo fondamentale delle donne. Sebbene la strada verso una piena parità di genere sia ancora in corso, la musica delle donne continua a risuonare, tracciando un futuro ricco di nuove prospettive e di un’evoluzione continua, in cui il talento femminile possa essere pienamente riconosciuto e valorizzato.

Karen Carpenter, Whitney e le altre: i danni della discografia

Tutti conoscono Whitney Houston e la sua triste parabola, ma il numero diminuisce considerevolmente quando si parla di Karen Carpenter: eppure entrambe queste star sono unite da delle inquietanti analogie, dai disturbi alimentari a una morte precoce in circostanze ancora da chiarire completamente.

In più, per semplificare, si può dire che la carriera di entrambe è stata caratterizzata da una serie di obblighi. Contrattuali, certo, ma anche legate a costrizioni familiari: nel caso di Whitney, c’era da mantenere una famiglia di origine numerosa e che si era abituata a uno stile di vita abbiente; nel caso di Karen, il fratello e la madre la spingevano a esibizioni continue, che hanno aggravato uno stato di salute già precario.

Da Nina Simone a Selena Gomez

Se di Karen Carpenter si conosce poco al di fuori del mondo degli appassionati che conoscono la discografia dei suoi Carpenters con tutte le vicende personali legate a quelle uscite, sono molto discusse altre crisi personali di grandi star che tutti conosciamo. Non c’è solo Whitney.

Per una Adele che si è saputa prendere le sue pause per dare la priorità alla salute fisica c’è un Amy Winehouse che soccombe alle pressioni della celebrità. Più recentemente, i passaggi in clinica di Selena Gomez o Demi Lovato sono stati assai documentati dai paparazzi, e forse si deve proprio a loro una maggiore attenzione non solo nei confronti di questi personaggi, ma anche per i loro momenti di crisi, che a loro volta hanno illuminato sulla mancanza di umanità di un’industria dell’intrattenimento troppo determinata a spremere le proprie star prima che passino di moda.

Un modello da ripensare

Oggi applaudiamo Nina Simone come una delle immortali del mondo della musica, ma quando la sua carriera veniva gestita dal marito la divina pianista fu truffata a più riprese e visse per anni abbandonata da tutti, ridotta sul lastrico e in uno stato mentale più che precario dall’impossibilità di riprendere il controllo della propria vita artistica.

È una storia che abbiamo sentito raccontare tante volte negli ultimi decenni, e per la quale non c’è finale lieto a meno che non siano i fan a illuminare su certe ingiustizie, tramite social media magari. È successo di recente con Britney Spears (della quale parleremo in dettaglio): un cambiamento, insomma, non è (più) impensabile.

Britney Spears e Courtney Love: due casi limite

Abbiamo accennato alle responsabilità dell’informazione (quasi: dell’insistenza dei paparazzi) che in in qualche circostanza oltre a documentare le crisi di alcune musiciste le ha probabilmente esacerbate: è il caso di quanto accaduto con la tutela legale ultradecennale di Britney Spears, che è lecito supporre sia stata assegnata per la prima volta per “errore”, da una giudice troppo zelante, dopo alcuni scatti rubati da fotografi senza scrupoli.

Per certi versi è analoga la vicenda della rappresentazione di Courtney Love (e di Yoko Ono prima di lei), letteralmente tormentata dalla stampa a ridosso del suicidio del marito Kurt Cobain: per decenni la rocker statunitense è stata raccontata in termini meno che lusinghieri perché i suoi rapporti con i media erano tesi. Invece di ricevere comprensione, l’attrice-cantante è stata demonizzata e i risultati sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti.

L’esempio italiano, da copiare per tutti

Questi due casi non hanno solo danneggiato le carriere delle due artiste, riducendole a caricature di donne disturbate mentalmente e incapaci di prendere decisioni razionali. La stampa di lingua inglese, più in generale, ha cercato di replicare quel modello accanendosi su altri personaggi, perché storie di questo tenore generavano profitti.

Quanto accaduto alle due americane potrebbe ripetersi anche qui? Al netto di quegli articoli che scimmiottano le testate d’oltreoceano, crediamo di noi: prima di tutto per la poderosa legge sulla privacy che ci protegge, e poi per la sussistenza del “Testo Unico dei doveri del giornalista”, che va rispettato in fase di stesura degli articoli – pena sanzioni e anche espulsione dall’Ordine professionale, nei casi più gravi.

Una parte sostanziosa di questa legge deontologica è dedicata a “cosa non fare”: spettacolarizzazione della violenza, ricorso agli stereotipi di genere, narrazioni distorte: quante donne, artiste o no, si potrebbero avvantaggiare di un approccio di questo tipo?

Le principali artiste della scena musicale

Una delle maggiori conquiste del XXI secolo è certamente quella dell’emancipazione femminile, un diritto che finalmente si sta concretizzando dopo un percorso iniziato a fatica alla fine del XIX secolo e portato avanti nel 1900. Se sino a qualche decennio fa una donna con delle protesi seno ergonomiche veniva additata come “rifatta”, termine usato volutamente in senso dispregiativo per mettere in risalto l’artificialità della cosa, oggi la bellezza delle ragazze passa naturalmente anche per questi strumenti sempre più sofisticati.

L’influenza delle star

A influenzare l’immaginario femminile è stato ed è tuttora il mondo delle celebrità, in particolare nell’ambito musicale: figure di spicco come Billie Holiday negli anni ’50 e ’60 e Courtney Love negli anni ’90 hanno contribuito a rompere gli schemi, imprimendo un’accelerata alla libertà delle donne di ogni angolo del globo.

A seguire, talenti fragili e cristallini come Sinead O’ Connor e Cat Power, o più mediatici come le Spice Girls e Britney Spears, hanno sbaragliato la concorrenza rivendicando con ancora più efficacia il posto del talento femminile sulla scena musicale mondiale.

Una bellezza sempre più sofisticata e naturale

Molte delle star di oggi ricorrono alla chirurgia per aumentare la propria bellezza: i passi da gigante compiuti dal settore permettono oggi di sfoggiare corpi mozzafiato sempre più naturali; le protesi al seno ergonomiche di ultima generazione, ad esempio, sono realizzate appositamente per adattarsi a ogni donna su misura con naturalezza e semplicità, venendo incontro alle tante esigenze di sentirsi a posto con sé stesse.

In Italia, tra le tante celebrità musicali che hanno optato per il supporto delle protesi seno ergonomiche, vi sono Anna Tatangelo, celebre anche per la sua relazione con Gigi D’Alessio, e la cantante Syria, famosa negli anni ’90 per il suo look acqua e sapone, oggi diventato molto più trasgressivo. A livello internazionale, impossibile non citare Paris Hilton, anche se la sua carriera musicale non è stata pari alla sua fama nel mondo del gossip, Victoria Beckham, una delle Spice Girls nonché moglie dell’ex calciatore David Beckham, e Christina Aguilera, la cui coppa A di inizio carriera si è trasformata in un’abbondante e rigogliosa coppa C.

Protesi sempre più efficaci

A differenza del passato, le star musicali che hanno fatto ricorso alla chirurgia plastica hanno un look molto più naturale, questo perché le protesi seno ergonomiche sono sempre più efficaci: costruite con materiali all’avanguardia che non causano problemi di rigetto o di allergia, con forme funzionali alle esigenze di ciascuna donna, esse tonificano i muscoli del petto donando un decolleté mozzafiato.

Cosa ci riserva il futuro in questo ambito? Probabilmente risultati ancora migliori a tal punto che non saranno più percepibili, tanto saranno naturali. Le star che oggi sono assolute protagoniste della scena musicale al femminile, come Miley Cyrus e Dua Lipa, saranno le prossime a sfruttare la modernità delle protesi al seno per apparire ancora più belle? Lo scopriremo a breve, nel frattempo non possiamo che restare ammaliati dalla loro bravura ed essere conquistati dalle loro canzoni.

Ode al mondo della musica al femminile

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando personaggi come Fanny Mendelssohn o Clara Schumann decidevano di dedicare la loro vita alla musica.

Non sono loro, certamente, le prime compositrici donne nella storia dell’umanità, ma sono fra le più note del mondo classico. E anche se sono passati tanti secoli dal momento presente, esse affrontavano gli stessi problemi di molte delle interpreti e autrici che calcano le nostre scene oggi: la tendenza a essere stereotipate, poco prese in considerazione, sminuite o addirittura dimenticate. Come accaduto alla seconda moglie di Johann Sebastian Bach: era solo una diceria, e come tale è stata liquidata per secoli, ma è stato poi accertato storicamente che Anna Magdalena mise mano o compose molti lavori attribuiti all’illustre marito!

E che dire di Anne Marie Mozart? Sorella del più celebre Wolfgang e altrettanto geniale, rimase sempre nell’ombra dell’incontenibile fratello. Per arrivare più vicini a casa nostra, emblematica è la vicenda di Dora Musumeci: palermitana e prima pianista di jazz in un’epoca in cui questo genere musicale era conosciuto solo dagli intenditori, morì nel 2004 dimenticata da tutti, ma in carriera aveva suonato anche con Lionel Hampton o Dizzy Gillespie.

Queste storie, a prescindere dall’epoca alla quale risalgono, hanno in comune una caratteristica che per certi versi è possibile definire inquietante: la sistematica cancellazione di tante artiste che, fondamentali per originalità e importanza, stanno solo ora ricevendo il giusto tributo (ormai, per la stragrande maggioranza di loro, postumo).

Perché questo sito?

Proprio per questo abbiamo aperto questo portale: il nostro obiettivo è fare opera di divulgazione per riscoprire o evidenziare il lavoro di alcune fondamentali musiciste che non hanno ricevuto il giusto trattamento dai loro coevi, o che sono state ridotte a note a margine nel racconto delle carriere di uomini – loro sì – divenuti e rimasti celebri. Senza nulla togliere a loro, oggi è arrivato il momento di cambiare il finale triste di certe vicende, per quanto possibile.

Vogliamo farlo attraverso monografie, analisi, articoli di critica musicale, ma anche attraverso delle “provocazioni”: se alcune artiste fossero state più libere di creare, meno imbrigliate dal lavoro di manager, mariti o genitori invadenti, o anche semplicemente da una società retrograda, avrebbero cambiato la storia della musica? I nostri gusti sarebbero diversi? Ascolteremmo prodotti di altro genere? La nostra risposta è sì, e la motiveremo attraverso gli approfondimenti che troverete sul nostro blog.